
Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio
By Machiavelli NiccolòLength13h 20m
About this audiobook
Nella sua magistrale opera, Niccolò Machiavelli si propone di esaminare le lezioni storiche offerte dalla Roma antica, prendendo spunto dai "Discorsi" di Tito Livio. Attraverso un'analisi acuta e provocatoria, Machiavelli esplora le dinamiche di potere, le istituzioni politiche e le virtù civiche che hanno caratterizzato la Repubblica romana, offrendo al contempo spunti di riflessione per gli uomini del suo tempo. Mentre molti pensatori si limitano a contemplare la filosofia politica, Machiavelli si distingue per la sua propensione al pragmatismo, ponendo domande fondamentali sull'arte di governare e sul ruolo della virtù nella vita pubblica. Con mente lucida e un stile incisivo, affronta temi come la corruzione, la necessità di equilibrare gli interessi pubblici e privati, e l'importanza della partecipazione dei cittadini nella vita politica. Questa edizione dei "Discorsi" si propone di restituire l'essenza di un testo che, seppur radicato nel passato, continua a interrogare e ispirare i lettori moderni. Che si tratti di storici, politici, o semplici appassionati di filosofia, l'opera di Machiavelli invita tutti a riflettere sulle sfide dell'autorità e della libertà, un invito ad apprendere dal passato per costruire un futuro più consapevole.
Audiobook details
GenrePolitics and Government
Length13 hrs 20 mins
Narrated byListen with 1,000+ voices
FormateBook with Audio
LanguageItalian
Table of contents
1Di Machiavelli per Cactus:
2Niccolò Machiavelli a Zanobi Buondelmonti e Cosimo Rucellai
3LIBRO PRIMO
41 Quali siano stati universalmente i principii di qualunque città, e quale fusse quello di Roma.
52 Di quante spezie sono le republiche, e di quale fu la republica romana.
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63 Quali accidenti facessono creare in Roma i Tribuni della Plebe, il che fece la republica più perfetta.
74 Che la disunione della Plebe e del Senato romano fece libera e potente quella republica.
85 Dove più sicuramente si ponga la guardia della libertà, o nel Popolo o ne' Grandi; e quali hanno maggiore cagione di tumultuare, o chi vuole acquistare o chi vuole mantenere.
96 Se in Roma si poteva ordinare uno stato che togliesse via le inimicizie intra il Popolo ed il Senato.
107 Quanto siano in una republica necessarie le accuse a mantenerla in libertade.
118 Quanto le accuse sono utili alle republiche, tanto sono perniziose le calunnie.
129 Come egli è necessario essere solo a volere ordinare una repubblica di nuovo, o al tutto fuor degli antichi suoi ordini riformarla.
1310 Quanto sono laudabili i fondatori d'una republica o d'uno regno, tanto quelli d'una tirannide sono vituperabili.
1411 Della religione de' Romani.
1512 Di quanta importanza sia tenere conto della religione, e come la Italia, per esserne mancata mediante la Chiesa romana, è rovinata.
1613 Come i Romani si servivono della religione per riordinare la città e seguire le loro imprese e fermare i tumulti.
1714 I Romani interpetravano gli auspizi secondo la necessità, e con la prudenza mostravano di osservare la religione, quando forzati non la osservavano; e se alcuno temerariamente la dispregiava, punivano.
1815 I Sanniti, per estremo rimedio alle cose loro afflitte, ricorsero alla religione.
1916 Uno popolo, uso a vivere sotto uno principe, se per qualche accidente diventa libero, con difficultà mantiene la libertà.
2017 Uno popolo corrotto, venuto in libertà, si può con difficultà grandissima mantenere libero.
2118 In che modo nelle città corrotte si potesse mantenere uno stato libero, essendovi; o, non vi essendo, ordinarvelo.
2219 Dopo uno eccellente principe si può mantenere uno principe debole; ma, dopo uno debole, non si può con un altro debole mantenere alcuno regno.
2320 Dua continove successioni di principi virtuosi fanno grandi effetti; e come le republiche bene ordinate hanno di necessità virtuose successioni, e però gli acquisti ed augumenti loro sono grandi.
2421 Quanto biasimo meriti quel principe e quella republica che manca d'armi proprie.
2522 Quello che sia da notare nel caso de' tre Orazii romani e tre Curiazii albani.
2623 Che non si debbe mettere a pericolo tutta la fortuna e non tutte le forze; e, per questo, spesso il guardare i passi è dannoso.
2724 Le republiche bene ordinate costituiscono premii e pene a' loro cittadini, né compensono mai l'uno con l'altro.
2825 Chi vuole riformare uno stato anticato in una città libera, ritenga almeno l'ombra de' modi antichi.
2926 Uno principe nuovo, in una città o provincia presa da lui, debbe fare ogni cosa nuova.
3027 Sanno rarissime volte gli uomini essere al tutto cattivi o al tutto buoni.
3128 Per quale cagione i Romani furono meno ingrati contro agli loro cittadini che gli Ateniesi.
3229 Quale sia più ingrato, o uno popolo o uno principe.
3330 Quali modi debbe usare uno principe o una republica per fuggire questo vizio della ingratitudine; e quali quel capitano o quel cittadino per non essere oppresso da quella.
3431 Che i capitani romani per errore commesso non furano mai istraordinariamente puniti; né furano mai ancora puniti quando per la ignoranza loro o tristi partiti presi da loro ne fusse seguiti danni alla republica.
3532 Una republica o uno principe non debbe differire a beneficare gli uomini nelle sue necessitadi.
3633 Quando uno inconveniente è cresciuto o in uno stato o contro a uno stato, è più salutifero partito temporeggiarlo che urtarlo.
3734 L'autorità dittatoria fece bene, e non danno, alla Republica romana: e come le autorità che i cittadini si tolgono, non quelle che sono loro dai suffragi liberi date, sono alla vita civile perniziose.
3835 La cagione perché la creazione in Roma del Decemvirato fu nociva alla libertà di quella republica, non ostante che fusse creato per suffragi publici e liberi.
3936 Non debbano i cittadini, che hanno avuti i maggiori onori, sdegnarsi de' minori.
4037 Quali scandoli partorì in Roma la legge agraria: e come fare una legge in una republica, che riguardi assai indietro, e sia contro a una consuetudine antica della città, è scandolosissimo.
4138 Le republiche deboli sono male risolute e non si sanno diliberare; e se le pigliano mai alcun partito, nasce più da necessità che da elezione.
4239 In diversi popoli si veggano spesso i medesimi accidenti.
4340 La creazione del Decemvirato in Roma, e quello che in essa è da notare: dove si considera, intra molte altre cose, come si può o salvare, per simile accidente, o oppressare una republica.
4441 Saltare dalla umiltà alla superbia, dalla piatà alla crudeltà, sanza i debiti mezzi, è cosa imprudente e inutile.
4542 Quanto gli uomini facilmente si possono corrompere.
4643 Quegli che combattono per la gloria propria, sono buoni e fedeli soldati.
4744 Una moltitudine sanza capo è inutile: e come e' non si debbe minacciare prima, e poi chiedere l'autorità.
4845 È cosa di malo esemplo non osservare una legge fatta, e massime dallo autore d'essa; e rinfrescare ogni dì nuove ingiurie in una città, è, a chi la governa, dannosissimo.
4946 Li uomini salgono da una ambizione a un'altra; e prima si cerca non essere offeso, dipoi si offende altrui.
5047 Gli uomini, come che s'ingannino ne' generali, ne' particulari non s'ingannono.